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Caravaggio
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Caravaggio, pseudonimo di Michelangelo Merisi (Milano, 29 settembre 1571cite-ref-treccani-it-1-0[1] – Porto Ercole, 18 luglio 1610), è stato un pittore italiano.

Acquisì grande fama internazionale in vita,cite-ref-valdinoci-2-0[2] e fu prevalentemente attivo a mweqRoma, mentre trascorse gli ultimi quattro anni vivendo tra mwegNapoli, l'isola di mwewMalta e la mwfaSicilia; dopo la morte fu ispiratore della corrente pittorica del mwfqcaravaggismo - avendo egli esercitato una forte influenza sulla mwfgpittura barocca del mwfwXVII secolocite-ref-riarte-3-0[3] - ma venne poi dimenticato fino alla riscoperta critica nel mwhaXX secolocite-ref-4[4], ed è oggi considerato uno dei massimi rappresentanti dell'mwiqarte occidentale di tutti i tempi, fondatore della corrente mwignaturalistica moderna, in contrapposizione al mwiwManierismo e al mwjaClassicismo, così come precursore della sensibilità mwjqbaroccacite-ref-5[5]cite-ref-6[6].

I suoi dipinti denotano un'eccezionale sensibilità nella resa della dimensione umana, fisica ed emotiva, anche tramite la fedeltà al modello dal vivo e l'uso scenografico della luce, caratteristiche che furono considerate all'epoca rivoluzionarie, in totale contrapposizione alla prassi accademica mwlwraffaellescacite-ref-valdinoci-2-1[2]. La principale componente del suo stile consiste nel realizzare la prospettiva e la tridimensionalità attraverso mwnal'uso drammatico e teatrale della tecnica del mwnqchiaroscuro.

Animo particolarmente irrequieto, nel corso della sua vita affrontò gravi vicissitudini fino alla data cruciale del 28 maggio 1606 quando, commesso un mwnwomicidio durante una rissa, venne condannato a morte e si diede alla fuga dalla città di Roma per scampare alla mwoapena capitale.cite-ref-7[7]

Contents

Opere
Cinema
Fumetto
Note

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Biografia

Giovinezza e formazione (1571-1594)

Prima del ritrovamento dell'atto di mwsqbattesimo del pittore, si credeva che fosse nato nel mwsg1571 nel mwswMarchesato di Caravaggio, all'epoca sotto il mwtadominio spagnolo e da cui il pittore avrebbe tratto lo pseudonimo. A seguito poi della scoperta archivistica nel mwtqLiber baptizatorum della parrocchia di mwtgSanto Stefano Maggiore, è stato definitivamente accertato che Caravaggio nacque a mwtwMilano, probabilmente il 29 settembre (giorno di mwuasan Michele Arcangelo, dal quale deriverebbe il nome Michelangelo)cite-ref-8[8] oppure il 25 settembrecite-ref-treccani-it-1-1[1], visto che l'atto di battesimo è datato 30 settembre 1571. Tale documento recitacite-ref-9[9]:

«Adi 30 ditto [in margine superiore del foglio: " + Setembre 1571"] fu Bap[tiza]to Michel Angelo f[iliol]o de D[omino] Firmo Merixio et D[omina] Lucia de Aratoribus / compar D[omino] Fran[cesc]o Sessa»

I genitori del pittore, Fermo Merisi e Lucia Aratori, erano comunque nativi di Caravaggiocite-ref-jbartgallery-10-0[10]. Il cognome, a volte trascritto in alcuni documenti come mwywMerigi, mwzaAmerighi o mwzqMerighicite-ref-jbartgallery-10-1[10], viene più spesso confermato come mwagMerisi e, più tardivamente, anche nella variante mwawMerisiocite-ref-swissinfo-11-0[11].

I genitori si sposarono il 14 gennaio 1571 e, con la protezione e l'aiuto del mwcqmarchese di Caravaggio e conte di mwcgGalliate mwcwFrancesco I Sforza, che fece anche da loro testimone di nozze, si trasferirono a Milanocite-ref-analisidellopera-12-0[12]. Alcuni storici affermano che Fermo Merisi appartenesse al gruppo dei mweamagister, uno dei maestri-architetti addetti ai cantieri delle chiese milanesicite-ref-13[13]. È dunque ipotizzabile che la famiglia vivesse presso gli alloggi delle maestranze della "mwfqFabbrica del Duomo di Milano", delle quali faceva probabilmente parte anche Fermo Merisi. Altre ipotesi invece, avanzate dallo storico mwfgMaurizio Calvesi, sosterrebbero che Fermo Merisi fosse, in realtà, un semplice mwfwmaestro di casa al soldo degli stessi marchesi della città di Caravaggio residenti a Milano, e che esercitasse «mwgasia pure modestamente, il mestiere di architetto»cite-ref-14[14]. È confermata anche l'esistenza di una sorella, Caterina, oltre ad altri due fratelli, Giovan Pietro e Giovan Battista, che sarà ordinato pretecite-ref-analisidellopera-12-1[12]cite-ref-baroque-15-0[15].

Apprendistato

Nel mwkw1577, per sfuggire alla peste, la famiglia Merisi lasciò Milano per tornare al paese, tuttavia il padre contrasse la malattia e morì dopo poco tempo, seguito dal nonno Bernardino e dallo zio Pietrocite-ref-jbartgallery-10-2[10].

A soli 13 anni, terminata l'epidemia in città, il giovane Michelangelo fu mandato a lavorare a bottega a Milano presso il laboratorio di mwmqSimone Peterzanocite-ref-16[16], pittore del mwngmanierismo lombardo che si professava allievo di mwnwTizianocite-ref-riarte-3-1[3], come documentato anche dall'iscrizione in calce al suo autoritratto. Il contratto di lavoro, datato 6 aprile 1584, venne firmato dalla madre per poco più di quaranta scudi d'orocite-ref-jbartgallery-10-3[10]. Secondo i biografi Mia Cinotti e mwqaGian Alberto Dell'Acquacite-ref-17[17]

«il contratto di apprendistato col Peterzano, del 6 aprile 1584, sanzionava certamente un rapporto già in atto, perché Michelangelo risulta abitante nella casa del maestro.»

Le varie date dei documenti sono certe, considerando che in quel periodo era appena stato riformato il mwrwcalendario.

L'apprendistato del giovane si protrasse per circa quattro anni, durante i quali apprese la lezione dei maestri della scuola mwsqpittorica lombarda e mwsgvenetacite-ref-finestresullarte-18-0[18]. Dalle mwtwConsiderazioni sulla pittura di mwuaGiulio Mancini, uno dei biografi dell'artista, abbiamo notizia del carattere del giovane Caravaggio in quegli annicite-ref-19[19]:

«Studiò in fanciullezza per quattro o cinque anni in Milano, con diligenza ancorché di quando in quando facesse qualche stravaganza causata da quel calore e spirito così grande.»

Gli anni dal 1588, anno di scadenza con Peterzano, fino al 1592, ultima testimonianza della sua presenza in Lombardia prima di raggiungere Roma, risultano piuttosto nebulosi. Secondo Mancini, la madre del pittore morì a Milano il 29 novembre 1591, dunque, risolta la spartizione dell'eredità (della quale è pervenuta la documentazione), il giovane Merisi lasciò definitivamente la Lombardia circa alla metà del 1592cite-ref-treccani-it-1-2[1].
Tuttavia, secondo documenti emersi nel 2010 dall'Archivio di Stato di Roma (testimonianza del barbiere Pietropaolo Pellegrino), l'artista non visse stabilmente nella Città eterna almeno fino al 1596, anno nel quale è documentata la sua residenza presso la bottega del pittore siciliano Lorenzo Carlicite-ref-20[20]. Secondo il biografo mw0qBellori, il giovane pittore, «mw0gd'ingegno torbido, e contentioso», fuggì da Milano per altre ragioni, definite vagamente «mw0wdiscordie», e quindi giunse «mw1ain Venetia ove si compiacque tanto del colorito di mw1qGiorgione, che se lo propose per iscorta nell'imitatione»cite-ref-21[21]. Sempre secondo il Bellori infatti, il pittore si sarebbe recato a Venezia col maestro Peterzano per un soggiorno di breve durata. Tale notizia, sostenuta solo dal Bellori è ancor oggi fortemente dibattuta, giacché non ci sono altri riscontri d'archivio. Tuttavia, i legami mw2gstilistici con la grande scuola veneta di Giorgione, Tiziano e mw2wTintoretto sarebbero ancor più facilmente spiegabilicite-ref-22[22], anche se occorre precisare che il suo stile avrebbe potuto risentire in ogni caso degli influssi veneti, poiché il dominio della mw4aSerenissima arrivava, all'epoca, fino a Bergamo.

Secondo lo storico dell'arte mw4gRoberto Longhi, per lo sviluppo dello stile del pittore sarebbe stata significativa la riflessione su alcuni maestri lombardi, soprattutto di area bresciana, quali mw4wFoppa, mw5aBergognone, mw5qSavoldo, mw5gMoretto e mw5wRomanino, e di area cremonese, come mw6aVincenzo Campi (in particolare il suo capolavoro, mw6qSan Matteo e l'angelocite-ref-23[23]), artisti che Longhi definisce mw7gpre-caravaggeschi. A tale scuola si dovrebbero l'avvio della mw7wrivoluzione luministica e la caratterizzazione naturalistica dei dipinti (contrapposta a certa aulicità rinascimentale), elementi centrali della pittura di Caravaggiocite-ref-longhi-24-0[24].

Il periodo romano (1594-1606)

La sua presenza a Roma dal 1592 al 1593 non è sostenuta da fonti storiche certe, tuttavia sappiamo che nel 1594 fu sicuramente ospite di monsignor Pandolfo Pucci da mw9gRecanati, da lui soprannominato mw9wmonsignor Insalata per via dell'unico alimento che gli forniva. Dopo pochi mesi il Merisi, insoddisfatto del rapporto con Pucci, per il quale realizzava delle "copie di devozione", abbandonò la dimora procuratagli nel rione Borgocite-ref-25[25] e provò a guadagnarsi da vivere dipingendo ritratti, canestri di frutta e immagini sacre, non riuscendo tuttavia ad affrancarsi da una condizione indigentecite-ref-baroque-15-1[15]. Nel periodo 1595-1596 cominciò a entrare nell'ambiente artistico romano, dove conobbe il già noto pittore messinese Lorenzo Carli, all'epoca con una bottega in mwaqavia della Scrofa, e dove il giovane Merisi trovò lavoro e soggiorno. Grazie a lui, conobbe a sua volta il giovane siciliano mwaqeMario Minniti, che diventerà uno dei suoi più cari amici e suo modellocite-ref-jbartgallery-10-4[10]. Lasciata la bottega del Carli, dedicata a fasce più modeste di mercato, ebbe un breve sodalizio con mwaqyAntiveduto Gramatica, quindi frequentò, per alcuni mesi, la bottega del pittore mwaqcGiuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpinocite-ref-26[26], uno dei maggiori esponenti del tardo mwaqwmanierismocite-ref-analisidellopera-12-2[12]cite-ref-27[27].

Per una breve malattia, Merisi fu ricoverato all'mwatwospedale della Consolazione, interrompendo così il rapporto con il Cesaricite-ref-28[28]. In questo periodo probabilmente, Caravaggio fu impiegato come esecutore di nature morte e di parti decorative di opere più complesse, ma non se ne ha testimonianza certacite-ref-analisidellopera-12-3[12]. Un'ipotesi, priva di riscontri, è che Caravaggio possa aver realizzato i festoni decorativi della cappella Olgiati, nella mwauubasilica di Santa Prassede a Roma, cappella poi affrescata dallo stesso Cavalier d'Arpinocite-ref-29[29]. Appartengono a questo periodo i primi dipinti di un certo rilievo: mwauomwausRagazzo che monda un frutto, mwauwmwau0Fanciullo con canestro di frutta e il mwau4mwau8Bacchino malato, un suo autoritrattocite-ref-riarte-3-2[3].

L'amicizia con il cardinal Del Monte

Dimesso dall'ospedale, grazie al suo amico pittore Costantino Spatacite-ref-30[30], nel 1597 Merisi conobbe il cardinal mwawuFrancesco Maria del Monte, grandissimo uomo di cultura e appassionato d'arte che, incantato dalla sua pittura, acquistò alcuni dei suoi quadri, tra i quali il famosissimo mwawymwawcI baricite-ref-31[31]. Il giovane lombardo entrò quindi al suo serviziocite-ref-32[32], rimanendovi per circa tre anni. Del Monte, secondo Belloricite-ref-33[33]:

«ridusse in buono stato Michele e lo sollevò dandogli luogo onorato in casa fra i gentiluomini.»

La fama dell'artista cominciò a crescere all'interno dei più importanti salotti dell'alta nobiltà romana. L'ambiente fu scosso dalla sua pittura rivoluzionaria, immediatamente al centro di discussioni e accese polemiche. Grazie alle commissioni del suo influente e illuminato prelato, Caravaggio mutò il proprio stile, abbandonando le tele di piccole dimensioni e i singoli ritratti e cominciando a dedicarsi alla realizzazione di opere complesse, con gruppi di più personaggi descritti in episodi specificicite-ref-finestresullarte-18-1[18]. Uno dei primi lavori di questo periodo è il mwaxomwaxsRiposo durante la fuga in Egittocite-ref-riarte-3-3[3].

Nel giro di pochi anni la sua fama crebbe moltissimo e Caravaggio si fece apprezzare tra i nobili romani, conseguendo uno spiccato successocite-ref-finestresullarte-18-2[18].

Le opere romane dal 1599 in poi

Nel 1599 Caravaggio, grazie all'aiuto del cardinale Francesco Maria del Monte, ricevette la prima commissione pubblica per due grandi tele da collocare all'interno della mwayccappella Contarelli nella mwaygChiesa di San Luigi dei Francesi, a Romacite-ref-34[34]. I dipinti che Caravaggio doveva realizzare riguardavano episodi tratti dalla vita di mway0san Matteo: la mway4mway8Vocazione e il mwazamwazeMartiriocite-ref-35[35].

In meno di un anno il pittore concluse le due opere che gli aprirono il successo, così che ebbe immediatamente altri importanti incarichi. Dapprima da parte del commerciante Fabio Nuti, per un quadro identificato nella mwaz8mwaaaNatività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi di Palermo, a lungo ritenuta dipinta in Sicilia nel 1609cite-ref-36[36]. Quindi, per ordine del monsignor mwaauTiberio Cerasi, che aveva acquistato la mwaaycappella Cerasi nella mwaacbasilica di Santa Maria del Popolo, gli furono commissionati due dipinti: la mwaagmwaakCrocefissione di san Pietro e la mwaaomwaasConversione di san Paolo. Contemporaneamente Francesco Contarelli, nipote o figlio illegittimo del cardinale mwaawMatteo Contarelli, nel 1602 gli chiese la realizzazione di una terza tela per San Luigi dei Francesi: mwaa0mwaa4San Matteo e l'angelocite-ref-italiani-37-0[37]. Il pittore, nonostante conoscesse bene il gusto dei suoi committenti, scelse soggetti popolari, che esprimessero in una dimensione reale e drammatica lo svolgersi degli eventi, rappresentando i valori spirituali della corrente mwabmpauperista all'interno della Chiesa cattolicacite-ref-38[38].

Secondo il pittore e biografo mwaceGiovanni Baglione la mwaciprima versione del mwacmSan Matteo e l'angelo fu rifiutata dalla congregazione perché il santo era raffigurato come un rozzo popolanocite-ref-39[39]. La notizia, ritenuta attendibile fino a tutto il XX secolo, fu smentita da mwacgLuigi Spezzaferro nel 2000. L'insigne studioso ha dimostrato che la prima versione del mwackSan Matteo e l'angelo era una pala d'altare provvisoria, da collocare temporaneamente nella Cappella Contarelli in attesa che vi terminassero i lavori. La tela provvisoria non solo dava la possibilità ai religiosi di officiare la messa in un ambiente più decoroso, ma permise a Caravaggio di mettere in mostra le sue capacità, con la speranza di ricevere, come poi avvenne, la commissione delle tele, oggi note come mwacoIl Ciclo di San Matteocite-ref-40[40]. Quando a Caravaggio fu affidata la decorazione definitiva della Cappella, la prima versione del dipinto, distrutta in Germania durante la mwac8seconda guerra mondialecite-ref-analisidellopera-12-4[12], fu rimpiazzata da mwadqquella attuale, tuttora in loco. Nel caso del mwaduSan Matteo e l'angelo, dunque, non si trattò di un rifiuto ma di una sostituzione già prevista. L'informazione fornita da Giovanni Baglione è quindi una "malignità" dovuta alla nota rivalità esistente tra Merisi e Baglionecite-ref-41[41]. L'episodio del presunto rifiuto del mwadoSan Matteo e l'angelo, narrato anche da Bellori, coinvolge anche un altro importante protettore di Caravaggio, il marchese mwadsVincenzo Giustiniani. Queste le parole di Belloricite-ref-42[42]:

«Qui avvenne cosa, che pose in grandissimo disturbo, e quasi fece disperare Caravaggio in riguardo della riputazione; poiché avendo egli terminato il quadro di mezzo di San Matteo e postolo sù l'altare, fu tolto via dai Preti, con dire che quella figura non aveva decoro, né aspetto di santo, stando à sedere con le gambe incavalcate, e co' piedi rozzamente esposti al popolo. Si disperava il Caravaggio per tale affronto nella prima opera da esso pubblicata in chiesa, quando il Marchese Vincenzo Giustiniani si mosse à favorirlo, e liberollo da questa pena; poiché interpostosi con quei Sacerdoti, si prese per sé il quadro, e glie ne fece fare un altro diverso, che è quello che si vede ora sull'altare.»

Il marchese Giustiniani, ricco banchiere genovese nel giro della corte pontificia (oltre che vicino di casa del cardinal Del Monte, visto che a Roma abitava in mwaeipalazzo Giustiniani con il fratello cardinal mwaemBenedetto Giustiniani), fu protettore di Caravaggio per molti anni; collezionò moltissime sue opere e contribuì grandemente alla formazione culturale del pittore. In più di un'occasione, grazie alle sue ramificate influenze, riuscì a salvarlo dalle gravi questioni legali nelle quali era spesso implicato per colpa di un'indole aggressivacite-ref-43[43].

Un'altra opera comunemente ed erroneamente ritenuta rifiutata è la prima versione della mwafaConversione di San Paolo, dipinta su legno di cipresso per la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. Come dimostrato da Luigi Spezzaferro, la pala non fu rifiutata ma sostituita con l'attuale in seguito a nuovi accordi intervenuti tra l'artista e gli eredi del committente Tiberio Cerasicite-ref-44[44].

Nel caso invece della mwafymwafcMorte della Vergine, commissionata per la mwafgchiesa di Santa Maria della Scala a Roma, si trattò senza dubbio di un rifiutocite-ref-45[45]. La figura della Vergine, rappresentata con il ventre gonfio e con i piedi in vista, fu ritenuta indecente dai Carmelitani Scalzi che rifiutarono il dipinto. Oltre alla posa indecorosa, Baglione e Bellori scrivono che la Vergine era stata raffigurata addirittura come "morta gonfia". Scrive Spezzaferrocite-ref-46[46]:

«[…] per chi è romano e in modi più o meno simili parli ancora la lingua in cui scriveva il Baglione, ["morta gonfia"] significa semplicemente che la Vergine era un'umanissima donna gravida, morta di parto. Con buona pace dei tanti esegeti che su questo quadro si sono esercitati, forse si possono comprendere meglio le sacrosante ragioni [all'origine del rifiuto] dei Carmelitani scalzi […]»

Dunque, piuttosto che una morte per annegamento, il ventre gonfio suggeriva una gravidanza che rendeva questa raffigurazione ancora più scandalosa. Di questa grande pala esiste un abbozzo eseguito dal Merisi, della sola figura della Maddalena piangente collocata in basso ai piedi della Vergine. Il ritaglio di questa sola figura, delle stesse dimensioni, è noto come mwagmMaddalena addolorata. L'opera di Caravaggio fu rimossa e sostituita da un dipinto eseguito da mwagqCarlo Saraceni, raffigurante lo stesso soggetto. Nonostante il rifiuto, la tela di Merisi fu immediatamente notata (e apprezzata) da mwaguPeter Paul Rubens, celebre pittore fiammingo che all'epoca si trovava in Italia, pittore di corte al servizio di mwagyVincenzo I Gonzaga. Rubens, che aveva anche l'incarico di arricchire la collezione del Duca di Mantova, suggerì a Vincenzo I di acquistare la mwagcMorte della Vergine per la considerevole cifra di 300 mwaggscudicite-ref-47[47]. Il dipinto, acquistato tra il febbraio e l'aprile del 1607, entrò così a far parte della ricchissima mwag0quadreria dei Gonzagacite-ref-48[48]. In seguito ai dissesti finanziari del casato, il duca mwahiVincenzo II (quartogenito di Vincenzo I ed erede del titolo ducale per la morte degli altri fratelli) svendette l'eccezionale collezione di famiglia. Parte di essa fu acquistata da mwahmCarlo I d'Inghilterra e la mwahqMorte della Vergine di Caravaggio lasciò l'Italia. In seguito alla decapitazione di Carlo I, i dipinti della collezione Gonzaga furono acquistati dal finanziere e collezionista mwahuEverhard Jabach e successivamente da mwahyLuigi XIVcite-ref-49[49]. Il dipinto di Caravaggio arrivò così a Parigi, dove si trova tuttora al mwahsmuseo del Louvre (Galerie des Italiens)cite-ref-50[50].

I guai con la legge, l'omicidio Tomassoni e la fuga da Roma

Durante il soggiorno presso mwaiipalazzo Madama, dimora del cardinal Del Monte, il 28 novembre del 1600 Merisi malmenò e percosse con un bastone Girolamo Stampa da Montepulciano, un nobile ospite del prelato: ne seguì una denuncia. Gli episodi di risse, violenze e schiamazzi andarono via via aumentandocite-ref-51[51]; spesso il pittore fu arrestato e condotto nelle carceri di mwaigTor di Nonacite-ref-52[52]cite-ref-53[53].

Non sarebbe comunque stato quello il primo guaio con la legge per il turbolento artista. Il Bellori sostenne che, intorno al 1590-1592, Caravaggio, già distintosi per risse tra bande di giovinastri, commise un omicidio a causa del quale fuggì da Milano prima per Venezia, poi per Roma. Il suo arrivo nella città papale sarebbe stato dunque la conseguenza di una fugacite-ref-54[54].

Nel 1601 fu rilasciato dal carcere, tornando a dipingere dapprima la mwaj8mwakaCattura di Cristo e poi mwakemwakiAmor vincit omnia. Nel 1603 fu nuovamente processato, questa volta per la diffamazione di un altro pittore mwakmGiovanni Baglione, che querelò sia Caravaggio sia i suoi seguaci mwakqOrazio Gentileschi e mwakuOnorio Longhi, colpevoli di aver scritto rime offensive nei suoi confronti. Grazie all'intervento dell'ambasciatore francese, Merisi, condannato al processo, fu liberato e trasferito agli arresti domiciliari, seppur per poco (aveva scontato già un mese di carcere a Tor di Nona)cite-ref-55[55].

Tra il maggio e l'ottobre del 1604 il pittore fu arrestato varie volte per possesso d'armi e ingiurie alle guardie cittadine; inoltre, fu querelato da un garzone d'osteria per avergli tirato in faccia un piatto di carcioficite-ref-56[56].

Nel 1605 fu costretto a scappare a Genova per circa tre settimane, dopo aver ferito gravemente un notaio, Mariano Pasqualone di mwalaAccumoli,cite-ref-57[57] a causa di Lena, amante e modella di Caravaggiocite-ref-papa24-58-0[58]. L'intervento dei protettori dell'artista riuscì a insabbiare l'accaduto anche se, al ritorno a Roma, il pittore fu querelato da Prudenzia Bruni, sua padrona di casa, per non aver pagato l'affitto; per ripicca, Merisi prese nottetempo a sassate la sua finestra, finendo nuovamente querelato. Nel novembre dello stesso anno il pittore fu degente per una ferita, che egli sostenne essersi procurato cadendo sulla propria spadacite-ref-papa24-58-1[58].

Il fatto più grave però si svolse a mwal4Campo Marzio, la sera del 28 maggio 1606 (anno successivo all'elezione di papa Paolo V, zio di Scipione Borghese, grande estimatore di Caravaggio): a causa di una discussione causata da un mwal8fallo nel gioco della mwamapallacorda (una sorta di tennis) il pittore fu ferito e, a sua volta, ferì mortalmente il rivale, tal mwameRanuccio Tomassoni da mwamiTerni, con il quale aveva avuto già in precedenza discussioni spesso sfociate in risse. Anche questa volta c'era di mezzo una donna, mwammFillide Melandroni, le cui grazie erano contese da entrambi. Probabilmente, dietro l'assassinio di Ranuccio c'erano anche questioni economiche, forse qualche debito di gioco non pagato dal pittore, o addirittura questioni politiche: la famiglia Tomassoni infatti, era notoriamente filo-spagnola, mentre Michelangelo Merisi era un protetto dell'ambasciatore di Franciacite-ref-59[59].

Il verdetto per il delitto di Campo Marzio fu severissimo: Caravaggio fu condannato alla mwamkdecapitazione, che poteva esser eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per strada. Nei suoi dipinti cominciarono ossessivamente a comparire teste mozzate (esemplare il mwamoDavid con la testa di Golia), e il suo macabro autoritratto prendeva spesso il posto del condannatocite-ref-p130-60-0[60].

Degli autoritratti di come fosse effettivamente il reale volto del pittore, forse uno dei più verosimili resta quello rappresentato nella scena del mwanaMartirio di san Matteocite-ref-61[61]. Tuttavia il ritratto più noto del Merisi rimane quello opera di mwanuOttavio Leoni, che lo conobbe personalmente ma lo eseguì almeno undici anni dopo la mortecite-ref-62[62]. Il Leoni ritrasse anche mwanoGalileo Galilei, contemporaneo del Merisi, nel 1624.

La permanenza in città non era praticamente più possibile: ad aiutare Caravaggio a fuggire fu il principe mwanwFilippo I Colonna che gli offrì asilo all'interno di uno dei suoi feudi laziali di mwan0Marino, mwan4Palestrina, mwan8Zagarolo e mwaoaPalianocite-ref-p130-60-1[60]. Il nobile romano mise in atto una serie di depistaggi, con l'aiuto di altri componenti della sua famiglia, che testimoniarono la presenza del pittore in altre città, facendone così perdere le traccecite-ref-baroque-15-2[15].

In quel periodo, Caravaggio eseguì per i Colonna diversi dipinti, su tutti la mwaoomwaosCena in Emmaus, nella versione conservata nella mwaowPinacoteca di Breracite-ref-63[63].

Gli ultimi anni (1606-1610)

Il primo soggiorno a Napoli

Alla fine del 1606, Caravaggio giunse a Napoli, nei mwaqqQuartieri Spagnoli, dove rimase circa un anno. La fama del pittore era ben nota. I Colonna lo raccomandarono a un ramo collaterale della famiglia residente a Napoli: i Carafa-Colonna. Qui il Merisi visse un periodo felice e prolifico. Furono infatti eseguiti: la mwaquGiuditta che decapita Oloferne (1607), scomparsa, della quale forse esiste una copia coeva nelle collezioni del banco di Napoli; una prima versione della mwaqymwaqcFlagellazione di Cristo (1607), conservata presso il mwaqgMusée des Beaux-Arts di mwaqkRouen; la mwaqomwaqsSalomè con la testa del Battista (1607), alla mwaqwNational Gallery di mwaq0Londra; la prima versione di mwaq4mwaq8Davide con la testa di Golia (1607), al mwaraKunsthistorisches Museum di mwareVienna; la mwarimwarmCrocifissione di sant'Andrea (1607), presso il mwarqCleveland Museum of Art e infine, la più importante, che si ipotizza sia stata commissionata dai Carafa-Colonna, forse per collocarla nella cappella di famiglia nella mwarubasilica di San Domenico Maggiore, la mwarymwarcMadonna del Rosario (1606-1607), anch'essa conservata al Kunsthistorisches Museum di Viennacite-ref-jbartgallery-10-5[10].

Dei molti dipinti eseguiti durante il primo periodo napoletano, solo due sono ancora in città.

Il primo è il suggestivo mwar4mwar8Sette opere di Misericordia (1606-1607), uno dei lavori più importanti del Caravaggio. Le "sette opere di Misericordia corporali" sono condensate in un'unica scena. Sulla parte superiore del dipinto, a supervisionare l'intera scena che si svolge nella parte bassa, vi è la mwasaMadonna col Bambino accompagnata da due angelicite-ref-64[64]. Riguardo ai forti contrasti del chiaroscuro, si potrebbe interpretare la luce luminosa come metafora della misericordia che "aiuta il pubblico a cercarla nella propria vita"cite-ref-65[65]. La tela, cardine per la pittura in Italia meridionale e per la pittura italiana in generale, presenta una composizione più drammatica e concitata rispetto alle pitture romane, rinunciando a un fulcro centrale dell'azione. Questo aspetto fu di grande stimolo per la pittura barocca partenopea successiva e il passaggio del Merisi a Napoli, infatti, diede luogo alla nascita di molti esponenti mwaskcaravaggeschi tra i pittori localicite-ref-66[66].

L'altro dipinto rimasto a Napoli, ovvero una seconda versione della mwas8mwataFlagellazione di Cristo, fu eseguito tra il 1607 e il 1608 per la basilica di San Domenico Maggiore e venne successivamente spostato al mwatemuseo di Capodimonte.

Il soggiorno a Malta e in Sicilia

Nel luglio 1607 Michelangelo Merisi partì per mwatqMalta, sempre per intercessione di Costanza Colonna, su una galea del figlio, mwatuFabrizio Sforza di Caravaggio e qui entrò in contatto con il Gran Maestro dell'mwatyordine dei cavalieri di san Giovanni, mwatcAlof de Wignacourt, cui il pittore fece anche un mwatgritratto. Il suo obiettivo era diventare cavaliere di Malta, per ottenere l'immunità dalla condanna papale, poiché su di lui pendeva ancora la condanna alla decapitazionecite-ref-riarte-3-4[3]. In questo contesto il Caravaggio firmò un documento che mise in discussione il suo reale luogo di nascita: il pittore vi dichiara che sua città natale è Caravaggio, in provincia di Bergamo: "mwat0Carraca oppido vulgo de Caravagio in Longobardis natus"cite-ref-67[67]. A rimettere in discussione il suo luogo d'origine vi è poi un'ulteriore attestazione, proveniente dalla scoperta di un documento nuovo; in esso si legge la dichiarazione resa a Roma da un garzone mwauimediolanensis, Pietro Paolo Pellegrino, nel corso di un interrogatoriocite-ref-68[68]:

«questo pittore Michelangelo… al parlare tengo sia milanese.»

ma poi specifica

«mettete lombardo, per che lui parla alla lombarda.»

Pellegrino non riconobbe nella cadenza del pittore l'accento che gli era familiare, essendo lui stesso milanese per nascita.

L'attività di pittore del Merisi proseguì: è del 1608 la mwavqmwavuDecollazione di san Giovanni Battista, il suo quadro più grande per dimensioni, conservato nella mwavyConcattedrale di San Giovanni di mwavcLa Valletta. Nella stessa chiesa si trova un'altra opera del pittore, il mwavgmwavkSan Girolamo scriventecite-ref-riarte-3-5[3].

Dopo un anno di noviziato, il 14 luglio 1608 Caravaggio fu investito della carica di "cavaliere di grazia" dell'mwav8Ordine di Malta, rango inferiore rispetto ai "cavalieri di giustizia", di origine aristocratica. Anche qui ebbe dei problemi: fu arrestato per un duro litigio con un cavaliere del rango superiore e perché si venne a sapere che su di lui pendeva una condanna a morte. Fu rinchiuso nel carcere di Sant'Angelo a mwawaBirgucite-ref-69[69], il 6 ottobre: riuscì a evadere grazie all'aiuto dei Colonna e a rifugiarsi in Sicilia, a mwawuSiracusacite-ref-huff-70-0[70]. Il 6 dicembre i cavalieri espulsero con disonore Caravaggio dall'ordine: «Come membro fetido e putrido»cite-ref-71[71]cite-ref-72[72].

A Siracusa, Caravaggio fu ospite di Mario Minniti, l'amico conosciuto durante gli ultimi anni romani. Nella città siciliana s'interessò molto all'archeologia, studiandone i reperti ellenistici e romani: durante una visita assieme allo storico mwaxmVincenzo Mirabella coniò il nome "mwaxqorecchio di Dionigi" per descrivere la "mwaxuGrotta delle Latomie"[senza fonte]. Durante questo soggiorno dipinse, per la mwaxyChiesa di Santa Lucia al Sepolcro, una pala d'altare raffigurante il mwaxcmwaxgSeppellimento di santa Lucia, la patrona della città siciliana, la cui ambientazione sembra proprio quella delle grotte da lui ammiratecite-ref-huff-70-1[70].

A mwax4Messina dipinse la mwax8mwayaResurrezione di Lazzaro, tetra incompiuta e cimiteriale rappresentazione, la cui parte centrale è occupata dal corpo di Lazzaro spasmodicamente teso nel gesto del braccio verso la luce, e lmwaye'mwayimwaymAdorazione dei pastoricite-ref-73[73].

Il Bellori cita la mwaykmwayoNatività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi eseguita a Palermo per l'oratorio di san Lorenzo, ma recentemente ha preso consistenza l'ipotesi, suffragata anche da nuovi ritrovamenti documentari, secondo la quale essa fu dipinta nel 1600 a Roma, su richiesta del commerciante Fabio Nuti, e da lì spedita a Palermocite-ref-74[74]. L'opera fu trafugata nel 1969 e mai più trovata. Le ipotesi di una sua distruzione sono state poi smentitecite-ref-75[75].

Il secondo soggiorno a Napoli

Alla fine dell'estate del 1609 Caravaggio tornò a Napoli. Qui, probabilmente in ottobre, all'uscita della Locanda del Cerriglio (nei pressi di via Monteoliveto), affrontato con violenza da alcuni uomini al soldo del suo rivale maltese, rimase sfigurato e cominciò a circolare la notizia della sua mortecite-ref-76[76]. La fase creativa del suo secondo periodo napoletano è ricostruita dagli storici con molte congetture: dipinse sicuramente il mwa0emwa0iSan Giovanni Battista disteso (1610) appartenente a una collezione privata a Monaco di Baviera, la mwa0mmwa0qNegazione di san Pietro, il mwa0umwa0ySan Giovanni Battista e il mwa0cmwa0gDavide con la testa di Golia, quest'ultimo molto importante dal punto di vista storiografico in quanto raffigurante un autoritratto del Caravaggio nella testa mozzata, sorte dalla quale il Merisi tentava da anni di fuggirecite-ref-77[77].

Ancora al periodo di Napoli sono da attribuire i due quadri con medesimo soggetto: la mwa04mwa08Salomè con la testa del Battista, che il pittore avrebbe dovuto recapitare ai Cavalieri dell'Ordine, e la mwa1amwa1eSalomè con la testa del Battista a mwa1iMadrid, cominciata durante il primo periodo napoletano. Poi vi furono tre tele per la mwa1mchiesa di Sant'Anna dei Lombardi di Napoli, il mwa1qSan Francesco che riceve le Stimmate, il mwa1uSan Francesco in meditazione e una mwa1yResurrezione (quest'ultima nota oggi attraverso una copia di mwa1cLouis Finson ad mwa1gAix en Provence), tutte perdute durante il terremoto del 1805 che causò il crollo di una parte dell'edificiocite-ref-78[78]cite-ref-itinerari-79-0[79].

Infine, dipinse il mwa2imwa2mMartirio di sant'Orsola (1610) per Marcantonio Doria, oggi conservato nelle mwa2qGallerie d'Italia di Napoli. Questo è considerato l'ultimo dipinto di Caravaggiocite-ref-zevallos-80-0[80].

Ultimi giorni di vita

Da Roma gli fu inviata la notizia che mwa28papa Paolo V stava preparando una revoca della condanna a morte. Da Napoli, dove abitava presso la marchesa mwa3aCostanza Colonna nel mwa3epalazzo Cellammarecite-ref-81[81], nel luglio 1610 si mise così in viaggio con una feluca-traghetto che, settimanalmente, navigava verso mwa3yPorto Ercole e ritorno, ma diretto segretamente allo scalo portuale di mwa3cPalo di Ladispoli, sotto il feudo degli mwa3gOrsini, in territorio papale, luogo distante circa 40mwa3k km da Roma. In quel feudo avrebbe atteso, in tutta sicurezza, il condono papale prima di ritornare, da uomo libero, nella Città eternacite-ref-analisidellopera-12-5[12].

L'ipotesi più certa racconta che l'arrivo a Palo di Ladispoli, disatteso dalla sorveglianza costiera, ne causò il suo fermo per accertamenti. Tuttavia la feluca, non potendo aspettare, sbarcò il Merisi e continuò la rotta a nord, presso Porto Ercole, dove effettivamente doveva giungere, tuttavia portandosi dietro il bagaglio dell'artista. Quelle casse, però, contenevano anche il prezzo concordato dal Merisi col cardinale mwa38Scipione Borghese per la sua definitiva libertà, e in particolare tre sue tele: una mwa4amwa4eMaria Maddalena in estasi, che dopo la sua morte fu invece restituita alla marchesa Colonna, un mwa4imwa4mSan Giovanni Battista (conosciuto anche come il mwa4qBuon Pastore), questo successivamente consegnato a Scipione Borghese, e un altro mwa4umwa4ySan Giovanni Battista disteso ora conservato in una collezione privata. Il bagaglio, letteralmente vitale, andava assolutamente recuperato: la versione ufficiale affermerebbe che gli Orsini gli avrebbero offerto un'imbarcazione per raggiungere Porto Ercole e recuperare il prezioso carico. L'artista quindi raggiunse Porto Ercole via mare, approdando lungo la spiaggia del mwa4ctombolo della Feniglia, ma non è chiaro se la precedente feluca-traghetto stesse invece già ritornando a Napoli, coi suoi bagagli a bordo. Provato, affaticato e malato di febbre alta, probabilmente a causa di un'infezione intestinale trascurata, restò a Porto Ercole, quindi curato inutilmente nel sanatorio mwa4gSanta Maria Ausiliatrice della allora Confraternita locale di mwa4kSanta Croce, che alloggiava presso il retro della mwa4ochiesetta di Sant'Erasmo, situata nel borgo alto, e che assistette al suo decesso, a soli 38 anni, il 18 luglio 1610cite-ref-italiani-37-1[37].

Il dibattito post-mortem

In merito alla datazione, al luogo e alle modalità della sua morte, furono prospettate altre ipotesi. La versione sopra riportata, considerata la più probabile, deriva da carteggi indiretti (esclusa la documentazione abbastanza certa del suo fermo a mwa5ePalo di Ladispoli), che furono inizialmente raccolti dai biografi Baglione e Bellori.

Secondo un'altra versione, Caravaggio raggiunse Porto Ercole via terra attraversando zone paludose arrivandovi, ammalato e stremato, poco prima di morirecite-ref-82[82].

In un certificato ritrovato a Porto Ercole l'anno di morte è retrodatato al 1609cite-ref-tuttomaremma-83-0[83], anno nel quale fu dimostrato fosse ancora a Napoli, ma può essere stato un errore di orientamento temporale. Comunque, non vi è prova certa che il condono papale fosse stato effettivamente spedito qualche giorno dopo alla marchesa Colonnacite-ref-84[84]. È altresì verosimile che i confratelli di Porto Ercole del XVII secolo non avessero riconosciuto immediatamente l'identità del povero sofferente. I forestieri in misere condizioni venivano solitamente sepolti in anonimato nell'allora mwa6qCimitero di San Sebastiano, dove attualmente c'è il moderno centro abitato.

Nel 1956, a causa dei lavori per l'ampliamento della strada principale, alcuni scheletri dell'antico camposanto furono trasferiti nell'ossario dell'attuale cimiterocite-ref-tuttomaremma-83-1[83]. Nel 2008, in occasione dell'imminente quattrocentenario dalla morte, furono riesumati tali resti ossei, più tutti quelli rinvenuti nei pressi della mwa6oChiesetta di Sant'Erasmo, e fu condotta una ricerca. Dopo oltre un anno di ricerche storiografiche, analisi dei sedimenti terrosi, della datazione con il mwa6smetodo del carbonio-14 e analisi scheletrichecite-ref-85[85], coordinate dall'mwa7aUniversità di Bologna, col supporto degli atenei dell'mwa7eAquila, del mwa7iSalento e del centro ricerche ambientali di Ravenna, furono selezionati dei resti ossei appartenenti all'ex mwa7mCimitero di San Sebastianocite-ref-libero-86-0[86]. Furono quindi portati direttamente a Caravaggio, al fine di effettuare dei test di confronto col mwa7gDNA di possibili, lontani discendenti dei fratelli del pittore (l'artista non ebbe figli noti), individuati esclusivamente attraverso il cognome mwa7kMerisiocite-ref-swissinfo-11-1[11]. Il 16 luglio 2010, un'équipe di scienziati italiani dichiarò che alcuni resti ossei selezionati con la comparazione del DNA, e contenenti altresì un'alta percentuale di mwa74piombo e mwa78mercurio, elementi questi usati in grande abbondanza dai pittori dell'epoca per preparare i colori, potessero essere attribuiti per l'85% a quelle del famoso pittorecite-ref-libero-86-1[86]. Il 3 luglio 2010, dopo una settimana di permanenza a Caravaggio, tali resti furono riportati via mare a Porto Ercole e messi in mostra a mwa8qForte Stella, una fortificazione del paesecite-ref-87[87].

Nel 2010 nuove ricerche hanno supposto che la morte possa essere stata causata da mwa8obrucellosi o mwa8ssaturnismo, dovuto in particolare alla presenza di mwa8wpiombo e mwa80arsenico nei colori impiegati per le opere d'arte.cite-ref-88[88]

Nel 2012 tuttavia la tesi ufficiale della morte a Porto Ercole fu dibattuta da Vincenzo Pacelli, un professore dell'mwa9mUniversità di Napoli ed esperto della storia del Merisi, sostenuto anche dallo storico dell'arte e divulgatore mwa9qTomaso Montanari. A conclusione di una rilettura di documenti dell'Archivio di Stato e dell'Archivio Vaticano, infatti, la morte sarebbe avvenuta direttamente a Palo di Ladispoli. Secondo Pacelli, il Caravaggio fu assassinato da emissari dei Cavalieri di Malta, un omicidio ordito per vendicare un'offesa arrecata a un alto esponente del Cavalierato e architettato con il tacito assenso della Curia romanacite-ref-89[89].

Il 19 luglio 2014, a Porto Ercole, furono eretti un piccolo monumento evocativo e un altro monumento funebre dedicato al pittore e contenente i presunti resti del Merisicite-ref-90[90].

Nel film mwa98mwa-aL'ombra di Caravaggio del 2022 il pittore viene prima tramortito da un inquisitore incaricato del Papa e poi ucciso dal fratello di mwa-eRanuccio Tomassoni.

Attività artistica

mwa-wGiulio Carlo Argan rileva che la pittura caravaggesca si distingue per un mwa-0realismo drammatico. Argan evidenzia anche che «il motivo religioso è anche sociale: il divino si rivela negli umili». Il suo realismo nasce dall'mwa-4etica religiosa instaurata da mwa-8Carlo Borromeo: non consiste nell'osservare e copiare la natura ma nel rifiutare le convenzioni, nel puntare sul vero rinunciando alla ricerca del "bello", nel rinunciare all'invenzione per puntare sui fatti. Quanto alla morte: «il pensiero della morte è dominante nel Caravaggio, come già in mwa-aMichelangelo Buonarroti. Ma per Michelangelo la morte era liberazione e sublimazione, per il Caravaggio è soltanto la fine, l'enigma della tomba»cite-ref-91[91]. La religiosità di Caravaggio trova riscontro nell'impulso dato da alcuni settori della mwa-uControriforma mwa-ycattolica (mwa-cSan Filippo Neri, mwa-gSant'Ignazio di Loyola, San Carlo Borromeo) alla pratica di culto rivolta a più ampi strati popolaricite-ref-92[92].

Stile pittorico

Pur raccogliendo il distillato degli studi sulla luce e sullo mwa-8sfumato già presenti nel settentrione italianocite-ref-93[93], Caravaggio supera lo stile mwbaqmanieristico influenzato dai protagonisti del mwbauRinascimento, come Michelangelo, mwbayRaffaello, mwbacTiziano, mwbagCorreggio e, ancor prima, mwbakLeonardo, inaugurando il mwbaoNaturalismo, dove la forma tridimensionale è raggiunta mediante lo sfruttamento di un'illuminazione teatrale, che sottolinea i volumi dei corpi improvvisamente emergenti dal buio della scena e soli protagonisti della sua opera, anche rispetto allo sfondo, spesso lasciato indistinto. Per la realizzazione dei suoi dipinti in studio, Caravaggio posizionava lanterne in modo che i modelli fossero illuminati solo in parte e a luce radente: con questo artificio, faceva aggettare dall'oscurità solo specifiche porzioni della scena dipinta, che acquistano in tal modo un rilievo quasi scultoreo (mwbaschiaroscuro)cite-ref-94[94]. La luce plasma quindi le figure, determina ambienti e situazioni ed è concepita o come apparizione simbolica (essa è "Grazia" nella mwbbeVocazione di San Matteo in mwbbiSan Luigi dei Francesi) o come fatto drammatico nell'intensità dei gesti dei personaggi (mwbbmMartirio di San Matteo nella medesima chiesa)cite-ref-95[95].

I soggetti

I soggetti efebici e la presunta omosessualità

È documentata la frequentazione del Caravaggio, specie nei suoi anni romani, sia di diverse prostitute, alcune delle quali, come è noto, ritratte nei suoi dipinti addirittura come personaggi della Chiesa, sia di ragazzi con i quali intratteneva rapporti sentimentali, tra i quali, il più certo, mwbcmMario Minniti, celebre modello per il mwbcqmwbcuFanciullo con canestro di frutta, la mwbcymwbccBuona ventura, mwbcgmwbckI bari, il mwbcomwbcsConcerto, il mwbcwmwbc0Suonatore di liuto, il mwbc4mwbc8Bacco, il mwbdamwbdeRagazzo morso da un ramarro, la mwbdimwbdmVocazione e il mwbdqmwbduMartirio di san Matteo.

Sulla questione, i critici d'arte e gli storici hanno espresso pareri contrastanti. mwbdcMaurizio Calvesi sostienecite-ref-96[96]:

«In realtà, la presunta omosessualità del Caravaggio, utile ad aggiungere un tocco al quadro del suo "maledettismo", è probabilmente solo un abbaglio; e questo discende da una discutibile esegesi di alcuni dipinti del primo periodo romano, che presentano figure effeminate o ritenute provocanti. A lungo, del resto, ci si è rifiutati (e molti ancora si rifiutano) di applicare al Caravaggio quella lettura secondo i codici "iconologici" dell'epoca, che consente di apprezzare le bellissime e rivelatrici simbologie di cui la sua pittura è intessuta, pur nell'approccio realistico. Senza intendere il contesto dei simboli ogni scelta di figure o di oggetti appare come il frutto di un impulso immediato, orientando verso interpretazioni soggettive e modernizzanti.»

mwbd4Vittorio Sgarbi sostiene invececite-ref-97[97]:

«Non m’importa conoscere la vita privata di Caravaggio (…) però mi colpisce la sua ambiguità. Mi colpiscono quei giovani modelli, i suoi Bacco e i suoi Giovanni Battista, allusivi e lascivi come i ragazzi fotografati da

von Gloeden

. Una omosessualità intinta di cattolicesimo, come quella di

Pasolini

e di

Testori

e di altri maledetti nostri contemporanei quali

Fassbinder

e

Genet


Gli altri soggetti

Non solo soggetti efebici caratterizzarono le pitture di Caravaggio, ma spesso rappresentò, anche nelle opere ufficiali per committenze pubbliche, personaggi vecchi e deformi nei panni di venerati santi e prostitute e umili donne nelle vesti di importanti figure femminili della storia della chiesa. L'utilizzo di questi modelli fu motivo di molte critiche che accusavano l'artista di esaltare la goffaggine e la sporcizia di certi personaggi, lasciando da parte l'idealizzazione della bellezza e la ricerca di una perfezione compositiva, particolarità da sempre ricercate dagli artisti precedenti, specie nella rappresentazione di soggetti appartenenti alla storia della religione.

La natura morta

Nelle prime opere del Caravaggio si trovano spesso splendidi particolari di mwbfanature morte, ma una sola è la composizione completa che ci sia pervenuta, la mwbfemwbfiCanestra di frutta della mwbfmpinacoteca Ambrosiana, realizzata tra il 1594 e il 1598 a Roma e compresa nella primissima produzione artistica del pittore, presumibilmente riferita al periodo di apprendistato nella bottega dal mwbfqCavalier d'Arpino. La frutta rappresentata da Merisi è in perfetta sintonia con i personaggi. Le foglie appassite, con il loro stato di maturazione avanzata, danno l'idea di una particolare atmosfera di decadenza autunnale. Tradizionalmente, alle nature morte venivano associati significati allegorici, e l'appassire di frutta e verdura in questo caso sembra parlare del rapporto di convivenza tra vita e morte. Caravaggio si rivela da subito come artista rivoluzionario che non si limita all'osservare e copiare la natura, ma cerca di immergersi nella realtà e di presentarla senza filtri. Già nei primi dipinti di Caravaggio possiamo notare la sua estrema voglia di puntare sul vero e la sua capacità di prestare grande attenzione ai dettagli. Gli scienziati che analizzano i quadri di Caravaggio sono in grado di riconoscere le malattie visibili sulle piante dipinte dall'artista.cite-ref-98[98]

I ritratti

Il pittore non dipinse molti ritratti e di quei pochi restano soltanto quattro o cinque (l'unico ritratto femminile, quello di una cortigiana, probabilmente mwbgmFillide Melandroni, modella per dipinti dell'artista, andò distrutto a Berlino, nel mwbgqKaiser Friedrich Museum durante la mwbguseconda guerra mondiale). Sopravvivono inoltre il ritratto del cardinale mwbgyMaffeo Barberini (che poi sarà papa col nome di mwbgcUrbano VIII), quello del Gran Maestro dei mwbggcavalieri di Malta Alof de Wignacourt con un paggio, il ritratto di un altro cavaliere di Malta, mwbgkAntonio Martelli, quello di un gentiluomo sconosciuto e quello del papa Paolo V, di incerta attribuzione. Altrettanto di incerta attribuzione è il ritratto di Benedetto Giustiniani (o di mwbgoSerafino Olivier-Razali)cite-ref-99[99].

Importanti committenze

Tra il 1600 e il 1606 Caravaggio dipinse per alcune chiese romane quattro importanti tele laterali e cinque pale d'altare (compresa la mwbhemwbhiDeposizione nel sepolcro, ora alla mwbhmPinacoteca vaticana, ma dipinta per la seconda cappella a destra in mwbhqSanta Maria in Vallicella, la chiesa Nuova di Roma), delle quali tre (mwbhuSan Matteo e l'angelo, mwbhyMorte della Vergine e mwbhcMadonna dei Palafrenieri) furono rifiutate o rimosse perché ritenute rappresentazioni disdicevoli e poco decorose del soggetto sacrocite-ref-100[100].

Molti quadri di Caravaggio raffigurano mwbh0santi, i più rappresentati sono mwbh4san Francesco, mwbh8san Girolamo e mwbiasan Giovanni Battista. San Francesco appare di solito come una figura ascetica in mwbiepreghiera, san Girolamo come un vecchio intento a scrivere e san Giovanni come un giovane, praticamente nudo, nel deserto.

Il periodo dell'oblio e la moderna riscoperta

Famoso e ammirato in vita, la fortuna di Caravaggio diminuì fortemente negli anni successivi alla sua morte. Il duro giudizio sul suo modo così crudo di rappresentare la realtà fu presto utilizzato dai suoi detrattori per denigrarne il valore e la memoria; basti pensare alle parole di un celebre pittore del Seicento, mwbiqNicolas Poussin, giunto a Roma quattordici anni dopo la morte di Caravaggio, che lo evocò con parole durecite-ref-101[101]:

«Era venuto per distruggere la pittura.»

A lungo la sua memoria è rimasta legata più agli aspetti romanzeschi della sua vita che all'effettivo riconoscimento del valore artistico delle sue opere, come dimostra ad esempio la produzione cinematografica mwbismwbiwCaravaggio, il pittore maledetto del 1941.

Questo lungo periodo di relativa messa in ombra fu interrotto solo a metà del XX secolo e la validità della sua opera fu universalmente riconosciuta grazie al contributo di alcuni dei più importanti storici dell'arte del tempo, tra i quali spicca il fondamentale apporto critico di mwbi4Roberto Longhi, che mise in luce la sua importanza nello sviluppo dell'arte pittorica moderna e le sue profonde influenze sull'arte europea dei due secoli successivi, dimostrando la profonda influenza di Caravaggio soprattutto sulla successiva mwbi8pittura baroccacite-ref-102[102]. Longhi scrissecite-ref-longhi-24-1[24]:

«

Ribera

,

Vermeer

,

La Tour

e

Rembrandt

non avrebbero mai potuto esistere senza di lui e l'arte di

Delacroix

,

Courbet

e

Manet

sarebbe stata completamente diversa.»

André Berne-Joffroy, autore di mwbjsLe Dossier Caravage, disse di luicite-ref-103[103]:

«Ciò che inizia con l'opera di Caravaggio è molto semplicemente la pittura moderna.»

Il Caravaggismo

Con questo termine si indica lo stile degli artisti che si ispirano al Caravaggiocite-ref-104[104].

Nei dipinti caravaggeschi troviamo grande realismo nelle figure, rappresentate generalmente su uno sfondo monocromo, e illuminate da una luce violenta. I principali pittori mwblecaravaggisti sono mwbliBartolomeo Manfredi, mwblmCarlo Saraceni, mwblqOrazio e mwbluArtemisia Gentileschi, mwblyGiovanni Antonio Galli (detto lo Spadarino), Francesco Boneri (più noto come mwblcCecco del Caravaggio), mwblgGerrit van Honthorst (tradizionalmente chiamato Gherardo delle Notti), mwblkHendrick ter Brugghen, mwbloGiovanni Serodine, mwblsCarlo Sellitto, mwblwBattistello Caracciolo e mwbl0Jusepe de Ribera; in questi ultimi due, operanti a mwbl4Napoli, ritroviamo riproposto lo stile degli ultimi anni del Caravaggio, caratterizzato da atmosfere molto cupe. Altri mwbl8artisti del Regno di Napoli influenzati dalla lezione caravaggesca furono mwbmaPietro Antonio Ferro nonché mwbmeLuca Giordano, mwbmiMattia Preti, mwbmmFrancesco Guarini e (attraverso questi ultimi) mwbmqFrancesco Solimena.

La monumentale opera del Caravaggio influenza anche una fitta schiera di grandi artisti d'Oltralpe, tra i quali: mwbmyLouis Le Nain, mwbmcGeorges de La Tour, mwbmgValentin de Boulogne, mwbmkSimon Vouet, mwbmoFrancisco de Zurbarán, mwbmsDiego Velázquez, mwbmwBartolomé Esteban Murillo, mwbm0Matthias Stomer, mwbm4Peter Paul Rubens, mwbm8Antoon van Dyck, mwbnaRembrandt, mwbneJan Vermeer, mwbniAdam Elsheimer.

Inoltre, influenze caravaggesche pervadono persino le opere di artisti ottocenteschi: mwbnqDavid, mwbnuGoya, mwbnyGericault, mwbncDelacroix, mwbngCourbetcite-ref-105[105].

Opere

Le mwbn8opere di Caravaggio coprono pochi decenni di storia, essendo il pittore morto precocemente nel 1610 già all'età di 39 anni. I dipinti certi realizzati dall'artista sono poco più di una cinquantina, di cui solo due presentano la firma autografa del pittore. Tra i massimi capolavori ci sono le pale d'altare realizzate a mwboaRoma, mwboeNapoli, mwboiSicilia e mwbomMalta, tuttavia gran parte del suo catalogo è composto da opere per committenza privata, dove sono rappresentati per lo più soggetti di genere, negli anni giovanili, e soggetti religiosi, negli anni della maturità.

Opere su Caravaggio

Letteratura

• 2002 - mwbogLa Course à l'abîme (mwbokmwbooLa corsa all'abisso), romanzo di mwbosDominique Fernandez.
• 2007 - mwbo0mwbo4Il colore del sole, romanzo di Andrea Camilleri.

Cinema

• 1941 - mwbpimwbpmCaravaggio, il pittore maledetto, regia di mwbpqGoffredo Alessandrini.
• 1986 - mwbpymwbpcCaravaggio, regia di mwbpgDerek Jarman.
• 2002 - mwbpomwbpsVernissage!, regia di mwbpwStella Leonetti (cortometraggio).
• 2004 - mwbp4mwbp8Caravaggio - L'ultimo tempo, regia di mwbqaMario Martone (mediometraggio).
• 2008 - mwbqiVoluptas dolendi - I gesti del Caravaggio, regia di Francesco Vitali tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Mara Galassi e Deda Cristina Colonna e prodotto dalla Fondazione Marco Fodella (mediometraggio)fotografia di Francesco Vitali, musica italiana del XVII secolo dei compositori barocchi [[Francesco da Milano (compositore)|Francesco da Milano]], [[Laurencinus Romanus]], [[Giovanni Girolamo Kapsperger]], [[Girolamo Frescobaldi]], [[Ascanio Mayone]] e [[Giovanni Maria Trabaci]]. È stato mandato in onda su [[Sky Italia|Sky Classica]] dal 2010 al 2013. È stato pubblicato in [[PAL|DVD Pal]] dalla Fondazione Marco Fodella nel 2010.
• 2008 - mwbqgmwbqkCaravaggio: The Search, regia di Michael C. Merisi e Maureen Murphy
• 2018 - mwbqsmwbqwCaravaggio - L'anima e il sangue, regia di Jesus Garces Lambert.
• 2019 - mwbq8Dentro Caravaggio, regia di mwbreFrancesco Fei.
• 2022 - mwbrmmwbrqL'ombra di Caravaggio, regia di mwbruMichele Placido.
• 2025 - mwbrcIl Caravaggio perduto, regia di Álvaro Longoria.

Televisione

• 1967 - mwbr0mwbr4Caravaggio, sceneggiato televisivo trasmesso dalla mwbr8Rai, diretto da mwbsaSilverio Blasi e interpretato da mwbseGian Maria Volonté.
• 17-18/2/2008 - mwbsmmwbsqCaravaggio, sceneggiato televisivo in due puntate trasmesso da mwbsuRai 1, diretto da mwbsyAngelo Longoni e interpretato da mwbscAlessio Boni.
• 2/2/2011 - mwbskCaravaggio. Il corpo ritrovato, documentario trasmesso su mwbssNational Geographic Channel incentrato sulla ricerca dei resti mortali dell'artista, diretto da regia Marco Visalberghi, scritto da Patrizia Marani, prodotto da Doclab.

Fumetto

• 2012-2013 - mwbtiCaravaggio, testi di mwbtqRoberto Recchioni e Giulio A. Gualtieri, disegni di mwbtuPaolo Ongaro, pubblicato sul settimanale mwbtymwbtcSkorpio.
• 2015 - mwbtkmwbtoCaravaggio - La tavolozza e la spada, mwbtsMilo Manara (Panini 9L)
• 2019 - mwbt0mwbt4Caravaggio - La grazia, mwbt8Milo Manara (Panini 9L)

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, detto anche degli Ospitalieri

Al Caravaggio sono intitolati il mwbukcratere Caravaggio su mwbuoMercuriocite-ref-106[106] e l'mwbu8aeroporto di Orio al Serio, a 5,5mwbva km dalla città di mwbveBergamocite-ref-107[107].

Nel 1983 Caravaggio viene raffigurato sulla banconota da 100.000 lire della Banca d'Italia, il taglio più elevato tra quelli in circolazione in quel periodo. Nel 1994 il biglietto subisce un restyling per prevenire la falsificazione, che gli consente di circolare fino all'avvento dell'euro nel 2002.

Note

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Bibliografia

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Testi generalisti citati nella voce

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• citerefbaglioneGiovanni Baglione, Le vite de' pittori, scultori et architetti, Roma, Andrea Fei, 1642.
• citerefbelloriGiovanni Pietro Bellori, Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni, ediz. critica di E. Borea con introduzione di G. Previtali, Firenze, 1976 [1672].
• citerefarganGiulio Carlo Argan, Storia dell'arte italiana, vol. 3, Sansoni, 2002, ISBN 88-383-1912-X.
• mwcmsGuido Crapanzano, Ermelindo Giulianini, Gerardo Vendemia, mwcm4La cartamoneta italiana. Corpus notarum pecuniariarum italiae, Volume primo, XII edizione, 2023-24, 2022. ISBN 979-12-210-0675-9.

Cataloghi di mostre, atti di convegni, raccolte di saggi e riviste scientifiche
mwcnmmwcnqMostre

• mwcncRoberto Longhi (a cura di), Mostra del Caravaggio e dei caravaggeschi, catalogo dell'omonima mostra tenutasi a Milano, Palazzo Reale, aprile-giugno 1951, Firenze, Sansoni, 1951, ISBN non esistente.
• mwcnkGabriella Borsano, Silvia Cassani (a cura di), Caravaggio e il suo tempo, catalogo dell'omonima mostra tenutasi al Metropolitan Museum of Art di New York e al Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte di Napoli, Napoli, Electa, 1985.
• mwcnsMina Gregori (a cura di), Michelangelo Merisi da Caravaggio. Come nascono i capolavori, catalogo dell'omonima mostra tenutasi a Palazzo Pitti a Firenze e a Palazzo Ruspoli a Roma, Milano, Electa, 1991.
• mwcn0Claudio Strinati (a cura di), Caravaggio, catalogo dell'omonima mostra tenutasi a Roma nel 2010, Milano, Skira, 2010, ISBN 978-88-572-0601-1.
• mwcn8Michele Di Sivo, Orietta Verdi (a cura di), Caravaggio a Roma. Una vita dal vero, catalogo dell'omonima mostra, Roma, De Luca, 2010.
• mwcoeRossella Vodret (a cura di), Dentro Caravaggio, catalogo dell'omonima mostra tenutasi a Milano nel 2017-2018, Milano, Skira, 2017, ISBN 978-88-572-3607-0.

mwcoqmwcouAltro

• mwcogL'ultimo Caravaggio e la cultura artistica a Napoli, in Sicilia e a Malta, a cura di Maurizio Calvesi, Siracusa, Ediprint, 1987.
• mwcooCaravaggio. Nuove riflessioni, Quaderni di Palazzo Venezia, 6, 1989.
• mwcowCaravaggio e il Caravaggismo, dispense dal Corso di Storia dell'Arte Moderna I tenuta da Silvia Danesi Squarzina, A.A. 1994/1995, a cura di Giovanna Capitelli e Caterina Volpi, Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Facoltà di Lettere e Filosofia, Istituto di Storia dell'Arte, Roma, Il Bagatto, 1995.
• mwco4Caravaggio e la collezione Mattei, catalogo della mostra a cura di Rossella Vodret, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica, Milano, Electa, 1995.
• mwcpaCome dipingeva il Caravaggio, atti della giornata di studio, a cura di Mina Gregori con la collaborazione di Elisa Acanfora, Milano, Electa 1996.
• mwcpiMichelangelo Merisi da Caravaggio: la vita e le opere attraverso i documenti, atti del convegno internazionale di studi, Roma, 1995, a cura di Stefania Macioce, collaborazione scientifica e redazione Marco Gallo, redazione e coordinamento a cura di Malena B. McGrath, Roma, Logart Press, 1996.
• mwcpqLa Madonna dei Palafrenieri di Caravaggio nella collezione di Scipione Borghese a cura di Anna Coliva, Venezia, Marsilio, 1998.
• mwcpyLa luce del vero: Caravaggio, La Tour, Rembrandt, Zurbarán, catalogo della mostra, Bergamo, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale 2000.
• mwcpgMichelangelo Merisi da Caravaggio: fonti e documenti, 1532 - 1724, a cura di Stefania Macioce, Roma, Bozzi, 2003.
• mwcpoCaravaggio nel IV centenario della cappella Contarelli, atti del convegno internazionale di studi, Roma, 2001, a cura di Maurizio Calvesi e Caterina Volpi, Città di Castello, Petruzzi Stampa, 2002.
• mwcpwCaravaggio e l'Europa: il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti, catalogo della mostra a cura di Luigi Spezzaferro, Milano, Skira, 2005.
• mwcp4Caravaggio Bacon, catalogo della mostra, Roma, Museo e Galleria Borghese, a cura di Anna Coliva e Michael Peppiatt, Roma, Milano Motta, 2009.
• mwcqaCaravaggio e l'Europa: l'artista, la storia, la tecnica e la sua eredità, atti del convegno internazionale di studi, Milano, 2006, a cura di Luigi Spezzaferro, Milano, Silvana Editoriale, 2009.

Opere di fiction
mwcqqmwcquTesti letterari

• mwcqgAndrea Camilleri, Il colore del sole, Milano, Mondadori, 2007, ISBN 978-88-04-58318-9.
• citerefcapecelatroGiuliano Capecelatro, Tutti i miei peccati sono mortali, Milano, Il Saggiatore, 2003, ISBN 978-88-565-0178-0.

mwcqwmwcq0Testi teatrali

• mwcraAlberto Macchi, L'uomo Caravaggio, prefazione di Stefania Macioce, Roma, AETAS, 1995, ISBN 88-85172-19-9.

mwcrmmwcrqFumetti

• mwcrcRoberto Vecchioni e Giulio A. Gualtieri, Caravaggio, in settimanale Skorpio, disegni di Paolo Ongaro, 2012-2013.
• mwcrkCaravaggio - La tavolozza e la spada, collana 9L, Panini Comics, 2015, ISBN 978-88-912-0430-1.
• mwcrsMilo Manara, Caravaggio - La grazia, collana 9L, Panini Comics, 2019.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itCaravàggio, Michelangelo Merisi detto il, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefbritannica-com(EN) Andrew Graham-Dixon, Caravaggio, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwaaFerdinando Bologna, MERISI, Michelangelo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 73, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefbewebCaravaggio, su BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana.
• citerefmlolOpere di Caravaggio, su MLOL, Horizons Unlimited.
• citerefopen-library(EN) Opere di Caravaggio, su Open Library, Internet Archive.
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• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Caravaggio, su Open Library, Internet Archive.
• citerefisfdb(EN) Bibliografia di Caravaggio, su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Caravaggio, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• Registrazioni audiovisive di Caravaggio, su Rai Teche, Rai.
• mwctw(EN) mwct0Caravaggio.com: sito interamente dedicato all'opera del pittore lombardo.
• mwct8La vita di Caravaggio, su storiadellarte.com.
• mwcueIdentificata l'immagine di un angioletto nella Vocazione di San Matteo di Caravaggio, su bta.it.